La Thatcher ad Atene – Articolo pubblicato su DinamoPress.it (IT)

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In tutta la Grecia proseguono gli scioperi generali contro il governo. Mentre i “neo-thatcheriani” vogliono limitare il diritto di sciopero e “riformare” i sindacati.

Lo sciopero di mercoledì 20 febbraio si svolge, oltre a tutto il resto, sotto l’ombra dei progetti del governo di limitazione del diritto di sciopero e della “riforma” dei sindacati. Il governo propone un modello oltraggioso di deregolamentazione del movimento operaio. In questo suo tentativo si basa, a mio avviso, su tre fatti.

In primo luogo, sulla percezione, ben assorbita da una parte importante della società, che le leadership delle organizzazioni dei lavoratori sono “incapaci”, “svendute” ma anche composte da “bari professionisti”. Questo, purtroppo, è il risultato di oltre trent’anni di sindacalismo governativo e burocratico e non potrà cambiare da un momento all’altro, al di là di quanti scioperi di 24 ore vengano proclamati (soprattutto se chi li proclama è Panagopoulos, il presidente della GSEE – sindacato del settore privato, n.d.t.).

In secondo luogo, sulla circostanza favorevole, per così dire, per un simile progetto. La politica di fermezza verso i sindacati è compatibile con il profilo corrente del governo e i “pappagalli” dei media si sono già attivati nella direzione della promozione dell’ “automatismo sociale”.

In terzo luogo – contrariamente alle restanti iniziative governative di “correzione” della società, caratterizzate da un certo dilettantismo – nel caso specifico della riforma sindacale e del diritto di sciopero esiste un piano di azione concreto, che va avanti già dal 2010 e gode del sostegno dell’élite economica interna.

Analizziamo un po’ più estesamente quest’ultimo punto. I recenti progetti di Vroutsis (ministro del Lavoro, n.d.t.) costituiscono una delle fasi del così detto “modello thatcheriano” di scioglimento del movimento operaio.

La prima fase di questo peculiare neo-thatcherismo è stata applicata – con successo e sotto gli applausi dei datori di lavoro e dei creditori- dai governi di Papandreou e di Papadimos, abolendo in sostanza tanto i contratti collettivi, quanto l’OMED (Organizzazione per la Mediazione e l’Arbitrato, n.d.t.). Le unioni sindacali moderate (cioè, la colonna vertebrale dell’attuale maggioranza della GSEE) si sono trovate in una posizione molto difficile, mentre la porta del “dialogo sociale” veniva loro sbattuta bruscamente in faccia. I sindacati di tutto il paese, sono stati così trascinati in uno scontro totale con i governi dei Memoranda e con i datori di lavoro, perdendo quasi tutte le lotte, a livello di funzionamento, settoriale e nazionale. Un fatto prevedibile, visto che nella loro maggioranza mancava la tradizione e l’esperienza di lotta, mentre la base delle unioni sindacali , cioè i lavoratori, si trovava sotto l’effetto dello “shock e sbalordimento” prodotti dalla disoccupazione galoppante e dall’ansia per la paga giornaliera.

La seconda fase è quella delle attuali proposte di Vroutsis. L’obiettivo è l’abolizione degli scioperi di solidarietà, degli scioperi politici e l’intralcio alla possibilità di proclamare, in modo legale, uno sciopero di qualsiasi forma – ed è anche in questo ambito che deve essere concepita la precettazione dei marittimi e degli scioperanti della metro.

Se poi questi provvedimenti saranno approvati, la terza fase del neo-thatcherismo greco sarà l’ulteriore inasprimento delle pene per i sindacalisti che infrangono la legge e la carcerazione di alcuni di loro, per dare l’esempio agli altri.

Lo scenario che si sta intrecciando sembra da incubo e non si esaurisce nel far passare con calma gli anni di pietra del Memorandum. Ha un orizzonte duraturo perché mira all’instaurazione di un quadro che impedirà all’infinito l’apparizione di qualsiasi dinamica conflittuale nel movimento operaio. Ciò nonostante, anche nelle condizioni difficili della Grecia del 2013, abbiamo nelle nostre mani alcuni vantaggi che possiamo sfruttare per bloccare i progetti governativi.

In concreto:

Dobbiamo ricordarci che i conservatori di Thatcher avevano delle basi sociali forti nel Sud dell’Inghilterra e un modello, innovativo per la sua epoca, di sviluppo: il neoliberalismo. Al governo tripartito greco, manca sia la base sociale seria che il modello di sviluppo.
D’altra parte, Antonis Samaras, affinché possa vincere di nuovo le elezioni, dovrà presentarsi con un profilo “riformista” e “innovatore”. Ed è improbabile che questo piano possa realizzarsi con la riesumazione di un modello che ha ormai trent’anni ed è disdegnato dall’opinione comune.
Inoltre, anche se il meccanismo di propaganda del regime rimane tuttora forte, c’è nel nostro paese una forza lavoro cognitiva importante (ricercatori dell’INE-GSEE, professori di diritto del lavoro) che, se partecipasse al dialogo pubblico, sarebbe in grado di annientare le argomentazioni dei pro-Memorandum – specie quando esse vengono articolate da ignoranti come “Babis” e Protosalte (giornalisti greci tra i più “pappagalli”, n.d.t.).

Il grido di protesta contro la leadership della GSEE e l’insuccesso totale del modello del PAME (sindacato del partito comunista, n.d.t.), hanno portato, già prima dell’arrivo della crisi, a modelli innovativi nel sistema sindacale. Il coordinamento orizzontale delle unioni primarie, le unioni di base, le unioni di lavoratori che balzano fuori di qua e di là, rimangono in una fase sperimentale, ma devono essere accolte dal mondo della Sinistra e valorizzate, in una seconda fase, come un modello per la ridefinizione del movimento sindacale in senso radicale.

Infine, nonostante il disdegno nei confronti delle loro leadership, le mobilitazioni di GSEE-ADEDY continuano ad avere un grande peso simbolico e un’utilità pratica nella società. Non è affatto casuale, che tutte le più grandi mobilitazioni contro il Memorandum sono “coincise” con gli scioperi generali – nonostante il fatto che la stragrande maggioranza dei lavoratori eviti persino di avvicinarsi al palco della GSEE. L’altra grande mobilitazione di questi ultimi tre anni, il “movimento delle piazze” è arrivato al suo apice nei giorni degli scioperi. Il 15 e il 28-29 Giugno 2011, piazza Syntagma era rimasta vuota fino all’arrivo del corteo dei movimenti di base. Speriamo che la prossima leadership della GSEE, che uscirà fuori dal Congresso della Confederazione a Marzo, si renda conto e usi in modo flessibile (cioè, oltre agli insufficienti scioperi di 24 ore) il vantaggio che ha rispetto ad altri paesi, dove, a causa della frammentazione del movimento sindacale e del quadro legislativo vigente, la proclamazione di uno sciopero organizzato, intrasettoriale, è o impossibile o passa inosservato agli occhi della popolazione.

Chiudo con una breve risposta anticipata a tutti coloro, ottimisti, che sperano che un governo di Syriza possa correggere tutto ciò che è andato storto nei rapporti lavorativi. Ovviamente non ignoro il peso di un cambio di governo, che sarà accompagnato da un totale cambio di politica. Voglio però sottolineare due dati. Da una parte, con una disoccupazione al 27% e una recessione al 6%, Syriza potrà correggere poco attraverso le vie legislative. La lotta per il recupero della dignità e del tenore di vita dei lavoratori, si darà su vari livelli e in ogni posto di lavoro, e durerà per molti anni. In ogni caso è necessario che il movimento operaio mantenga la sua autonomia: l’ultima cosa che gli serve è legarsi ad un qualsiasi governo, anche se di Sinistra, aprendo un nuovo ciclo di sindacalismo governativo e burocratico.

Markos Vogiatzoglou è dottorando in Scienze Politiche presso lo European University Institute di Firenze.