Le elezioni europarlamentari in Grecia: un messagio di paura e di speranza (IT) – Article in “Il Manifesto”

The piece that follows, commenting on the 2014 euro-election results, is an extended version of an article published in the “Il Manifesto” newspaper (30/05/2014) and the website of Sbilanciamoci (LINK).

 

Le elezioni europarlamentari in Grecia: un messagio di paura e di speranza

Markos Vogiatzoglou – Ricercatore, European University Institute

È innegabile che ogni persona di sinistra si sia rallegrata per la vittoria di Syriza—con un margine di più del 4%—alle elezioni europarlamentari greche di domenica scorsa. Tuttavia, al di là di quest’ovvia constatazione, ad un’osservazione più attenta il risultato di domenica mostra l’emergere di tendenze sociopolitiche meno evidenti.

In primo luogo, è necessario sottolineare l’aumento significativo dell’affluenza elettorale: si sono recati alle urne quasi il 60% degli aventi diritto—con una crescita di quasi 8 punti rispetto al 2009. Nonostante la candidatura di Alexis Tsipras alla presidenza della Commissione, però, non si può attribuire l’aumento di affluenza a un rinnovato interesse dei greci nei confronti dell’Unione europea (UE). Al contrario, il dibattito pubblico pre-elettorale è stato monopolizzato da questioni interne. Il modo in cui tutti i partiti hanno condotto la campagna elettorale ha transformato le elezioni in un referendum sul governo e sulle sue politiche di austerità. L’elettorato greco ha risposto presentandosi in massa alle urne, mosso dalla volontà d’esprimere il proprio giudizio sulla politica interna, più che per prendere posizione rispetto al destino dell’UE.

In secondo luogo, i risultati delle elezioni confermano lo spostamento dell’elettorato verso le estremità dello spettro politico. Solo cinque anni fa, nel 2009, 16 dei 22 rappresentanti greci al Parlamento Europeo erano stati eletti nelle fila dei principali partiti di centrodestra e centrosinistra. Nel 2014, invece, la sinistra radicale (Syriza e i comunisti del KKE) ha ottenuto complessivamente circa il 34% dei voti, mentre l’estrema destra ha ottenuto quasi il 15% dei consensi (Tabella 1).

Tabela 1

Se l’attore principale a sinistra è SYRIZA, che ha raggiunto il 26,6%, il voto di estrema destra è catalizzato da Alba Dorata (AD) con il 9.5%. Il partito neo-nazista—emerso elettoralmente a partire dalle elezioni del 2012—non ha quindi risentito degli scandali che lo hanno coinvolto negli ultimi mesi, a seguito dei quali lo stesso leader del partito è stato arrestato con l’accusa di aver costituito un’associazione criminale.

Un aspetto interessante e, forse inaspettato, di questa radicalizzazione del voto greco è la composizione dell’elettorato della sinistra e dell’estrema destra. Si osservi prima quello della sinistra. Syriza è stata votata nelle città: ha vinto le elezioni regionali in tutte le regioni al cui interno si trovano centri urbani con più di 100.000 abitanti. Inoltre, SYRIZA gode di un vasto consenso negli elettori compresi tra i 18 e 45 anni, tra i lavoratori, i disoccupati e i piccoli imprenditori. Al contrario, il partito di centro-destra Nuova Democrazia domina tra gli elettori sopra i 55 anni, in alcune aree rurali e tra i pensionati, i produttori agricoli e le casalinghe. Fin qui nulla di sorprendente.

Ciò che, invece, colpisce è constatare come proprio negli stessi settori della popolazione dove SYRIZA ha riscosso il maggior successo, anche Alba Dorata abbia registrato le percentuali di voto più alte. AD è apprezzata maggiormente tra la popolazione compresa tra i 18 e 30 anni, tra i disoccupati e gli operai. A differenza della sinistra, però, Alba Dorata mantiene un forte e preoccupante legame con le forze dell’ordine e gli alti apparati dello stato. Ancora una volta più del 50% del personale di polizia ha votato per AD, mentre due eletti su tre di AD sono ex membri delle gerarchie militari.

Da quanto esposto finora è evidente che sia la sinistra radicale sia l’estrema destra attingano allo stesso bacino elettorale, e cioè i settori sociali maggiormente colpiti dalla crisi. Al fine di bloccare l’ascesa del fascismo, perciò, è necessario fornire soluzioni efficaci alle loro rivendicazioni. Il principale nodo che rimane da sciogliere è se (e come) la sinistra sarà in grado di stringere le indispensabili alleanze sociali per scalzare l’attuale governo e attuare il proprio progetto alternativo, prima che sia troppo tardi. Nel caso questo tentativo non avesse successo, qualsiasi altro scenario ipotizzabile non potrebbe essere altro che un incubo. Questo è il messaggio di paura e di speranza che il risultato delle elezioni europarlamentari in Grecia ci ha lasciato.
[Traduzione di Pietro Castelli e Alfredo Mazzamauro]